Come facevano nell’antichità senza acqua potabile

acqua potabile

Come facevano nell’antichità senza acqua potabile

Sin dai primi anni di scuola viene insegnato che l’acqua è assolutamente fondamentale per la vita. Questo, ad esempio, spiega perché sugli altri pianeti non vi sia la vita: l’assenza di acqua allo stato liquido, insieme ad altri fattori, ha ostacolato la nascita di esseri viventi.

Con gli studi, poi si è scoperto che l’acqua è anche un importante veicolo di malattie, poiché è il substrato di crescita dei microrganismi: a tal proposito Pasteur – il padre della microbiologia – diceva che “l’uomo beve il 90% delle sue malattie”, e aveva ragione.

A questo punto, a noi che siamo abituati all’acqua potabile e alle Questo tipo di acqua è ideale anche per la preparazione di bevande detox., una domanda sorge spontanea: come facevano gli uomini primitivi (ma anche quelli vissuti in epoche precedenti alla nostra) a sopravvivere senza acqua potabile?

Fonti di idratazione quasi incontaminate

La domanda, in un certo senso, è legata alla percezione che la popolazione moderna ha di acqua potabile. Oggi la società dispone di istituti di microbiologia, normative e precisi parametri per stabilire la “bontà” e la sicurezza delle acque, mentre in passato tutto ciò non esisteva.
In effetti, non si può negare che in tempi antichi ci si ammalava più di frequente (e si moriva con maggiore facilità), ma l’acqua potabile esisteva, ed era quella messa a disposizione dalla natura.
Non è affatto un caso che le primissime colonie primitive sorgessero in prossimità di laghi e fiumi: l’acqua di questi bacini era infatti una fonte indispensabile per garantire la vita agli uomini. Si trattava di acqua non manipolata dall’essere umano, quindi generalmente non contaminata, e dunque qualitativamente accettabile.
Naturalmente l’uomo non è l’unica fonte di contaminazione: acque stagnanti, o contaminate dalla decomposizione di una carcassa ad esempio, potevano comunque portare i primi ominidi alla morte. Per sopravvivere, l’uomo si è basato essenzialmente sull’esperienza: osservando questi fenomeni, ha iniziato a comprendere che l’acqua è tanto più sicura quanto è vicina alla fonte, e quindi ha iniziato ad allontanarsi dai laghi in favore delle sorgenti d’acqua.

Metodologie adottate per l’approvvigionamento

Con la nascita delle prime colonie e più nello specifico delle prime civiltà organizzate (basti pensare agli egizi o ai greci) sorse un’altra esigenza, ovvero quella di trasportare le acque dai bacini ai centri nevralgici della città, evitando al contempo che queste venissero contaminate.
Fu così che furono create opere ingegneristiche ancora oggi del tutto sorprendenti, come una serie di scalini in roccia nei territori egizi per il trasporto delle acque, le quali venivano in un certo senso purificate mediante il passaggio tra una roccia e l’altra.
Anche i greci svilupparono una rete di distribuzione delle acque a partire da pozzi che dovevano essere frequentemente caricati, ma la tecnica più sorprendente è quella creata dagli abitanti dell’antica Roma: l’acquedotto. L’opera più stupefacente era e rimane quella di cui ancora oggi è possibile osservare alcuni resti nella città di Roma, ma molti altri impianti furono distribuiti in tutto il territorio dell’Impero.
Proprio intorno all’anno 0 furono inoltre studiati i primi parametri di qualità dell’acqua. Benché all’epoca non si disponesse di strumenti veri e propri, gli studiosi riuscirono comunque a stabilire una serie di elementi analitici da osservare per giudicare se le acque fossero o meno potabili, costruendo al contempo alcuni sistemi arcaici di analisi (si pensi, ad esempio, a contenitori di bronzo grazie ai quali si valutava la capacità di corrosione delle acque).
I requisiti delle acque dell’epoca erano facilmente osservabili: il liquido doveva presentarsi incolore, inodore e insapore. In certi casi, si ricorreva alla bollitura per verificare se si riusciva a risolvere il problema. In seguito, poi, furono costruiti anche complessi impianti di filtrazione.
L’acqua, inoltre, non doveva essere messa a contatto con i metalli, e non doveva presentare alghe.

La rivoluzione moderna

L’epoca medievale è stata, dal punto di vista igienico, un momento storico di retrocessione, in cui sono scoppiate molte epidemie spesso causate dalla scarsa qualità delle acque.
La vera rivoluzione si è ottenuta nella seconda metà dell’800, con l’attività scientifica del già citato Louis Pasteur: la scoperta dei microrganismi e la confutazione della teoria della generazione spontanea (particolarmente diffusa all’epoca) ha dato una spiegazione a moltissimi dilemmi e ha permesso di definire i parametri di potabilità dell’acqua così come oggi li conosciamo. Tuttavia, non si può negare che sin dall’antichità l’esperienza ha guidato bene i nostri antenati nella scelta delle acque da bere: se così non fosse stato, probabilmente la specie umana si sarebbe estinta secoli fa.